I cibi estinti (o quasi): una mostra per ricordarli


I cibi estinti (o quasi): una mostra per ricordarli

A quanto pare, non soltanto gli animali sono a rischio di estinzione.
Ci sono alcuni cibi del nostro pianeta che rischiano di scomparire per sempre dalle nostre tavole.

Le cause? Molteplici: difficoltà nelle lavorazioni, produzioni in piccole realtà locali, mancanza delle condizioni necessarie alla sopravvivenza.
Per ricordare questi cibi a rischio e sensibilizzare le persone sul tema è stata inaugurata una mostra a Torino, che durerà fino al 31 di ottobre, e che è opera del famoso fotografo Oliviero Toscani.

La mostra si sta tenendo in Piazza Carignano, in concomitanza con il Salone del Gusto che si sta tenendo nel capoluogo piemontese, ed è realizzata in stretta collaborazione con Slow Food, che si occupa tutti i giorni di cercare di salvaguardare questi alimenti a rischio e di far conoscere i prodotti a km zero che arrivano sulle nostre tavole.

Molti dei cibi a rischio provengono da zone lontane, ma ci sono anche molti prodotti italiani negli scatti del famoso fotografo.

In Brasile, ad esempio, sta per scomparire la noce di Barù. Essa viene utilizzata principalmente per la produzione di dolci (di solito a base di canna da zucchero e latte) o oli (ottimi come antireumatici). La castanha, che è la parte interna della noce, se tostata acquisisce un sapore simile alle arachidi ed ha un alto valore nutritivo e un grande contenuto proteico.

Dalla Romania proviene invece la “Branza de Burduf”;, uno dei migliori formaggi del Paese. Esso viene prodotto attraverso una stagionatura nella corteccia dell”albero dell”abete, e, grazie ad esso, acquisisce un particolare sapore e odore che lo rende praticamente unico nel suo genere.
Questo formaggio è prodotto dal latte di pecora, e viene solitamente venduto in dei piccoli cilindretti, con la corteccia tutt”attorno; la zona di produzione principale è sui Monti Carpazi, situati nella parte nord occidentale della Romania.

Direttamente dall”Italia provengono invece i Pomodori Regina di Torre di Canne, che vengono coltivati nella zona del Salento.
Questo particolare tipo di pomodoro è stato coltivato fin dall”800, quando si trovò a sostituire il cotone in molte delle coltivazioni dell”area.
Una curiosità? Il nome “regina” deriva dal peduncolo dei pomodori che, nella fase della crescita del vegetale, assume la forma di una piccola corona.

Tra gli altri prodotti a rischio fotografati da Oliviero Toscani vi sono anche il cuscus salato di miglio dell”isola di Fadiouth in Senegal, la Manna delle Madonie in Sicilia o lo Slatko di fichi selvatici, proveniente dalla Macedonia.

Insomma, ce n”è per tutti i gusti e per tutte le nazionalità.
L”importante è, forse, non fargli fare la fine dei mammut! 🙂

Andreas Marcopoli

Copyright Immagini: Oliviero Toscani